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«L’uomo decide che è un posto buono per vivere o, almeno, per lavorare e usa la delicatezza dei costruttori di presepi. sistema un mulino, alimentato da acrobatiche derivazioni d’acqua, una cartiera e un villaggio di casette a dado, messe a sporgere sul fianco del dirupo, infine adagia una decina di barche a riposare sulla sabbia umida.»

Albano Marcarini, La via degli Incanti

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Furore, come molti paesi della Costa d’Amalfi, è caratterizzato da una zona abitata a monte e da un nucleo sulla costa, la marina di Furore o Fiordo.

Ma, al contrario degli altri, possiede una forma urbana caratterizzata dall’assenza, quasi totale, di slarghi e piazze. Questa particolare condizione urbanistica è diretta conseguenza della struttura geomorfologica del territorio, enfatizzata dall’assetto della rete stradale più recente che, per adattarsi all’orografia, si sviluppa su tornanti sinuosi che sembrano ricordare «il tracciato di un sismografo».

L’architettura del paese non poteva non essere fortemente condizionata da questa generale situazione urbanistico-territoriale.

Una delle letture più interessanti di questo tipo di architettura è quella che Armando Schiavo effettua nel suo Monumenti della Costa d’Amalfi. In questo lavoro, infatti, la realtà architettonica della Costa è analizzata nella sua integrità storico-ambientale individuando, con chiarezza, il suo peculiare genius loci e facendo derivare da questo le particolari scelte costruttive, tipologiche e formali delle costruzioni architettonicamente più rilevanti.

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Le chiese di Furore, ad esempio, sono considerate ed analizzate nella realtà e nei confronti della tradizione figurativa dell’intera area. Anche se non appartenente alla sfere dell’architettura, per così dire, alta della Costa, queste costruzioni presentano caratteristiche di rilievo se esaminate, per l’appunto, come elementi del sistema ambientale nel quale sono sorte.

Un discorso perfettamente simile può essere svolto per l’architettura domestica. Le case di Furore, sul piano tipologico e formale, sono specifici prodotti della cultura contadina e delle tecniche esecutive delle maestranza locali. Presentano, però, nella loro essenziale riduzione stilistica, elementi tipici che riflettono una cultura costruttiva caratteristica dell’intero bacino campano dalla Costiera all’era dei Campi flegrei e delle isole.

Discorso diverso è da svolgersi per l’architettura del Fiordo che si connota come un episodio singolare fortemente caratterizzato dal punto di vista ambientale e costruttivo: mulini, cartiere, borgo dei pescatori, strutture produttive costituiscono, infatti, un sistema armonico recentemente rivalorizzato e recuperato ad un uso colto e di memoria storica del vissuto di questi luoghi.

I murales, infine, costituiscono un museo en plen air, una reinterpretazione artistica e poetica del muro a secco, elemento di fondamentale importanza in tutta la strutturazione paesaggistica della costiera che ha permesso, letteralmente, di strappare ad un territorio impervio ed inospitale uno spazio per l’agricoltura e per la vita.

LINK
www.comunedifurore.it
www.ilfiordodifurore.com
www.furore.it

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